Identikit dell’alieno

19/02/2019

Obiettivo generale

L’anatomia umana è fortemente legata agli elementi chimici di cui siamo composti e alle caratteristiche del nostro pianeta. Ma cosa sarebbe successo se le grandi risorse d’acqua sulla Terra fossero state distese di metano? E se invece che di ossigeno l’atmosfera fosse stata ricca di zolfo? Noi umani avremmo comunque avuto due gambe, due braccia e una testa?

Partendo da questo punto di domanda, i bambini saranno invitati a comporre il corpo di un possibile alieno, tenendo conto di alcuni fondamentali parametri fisici ambientali e astronomici.

Introduzione

Mostri, spettri, extraterrestri… per i nostri bambini non sono altro che entità di cui hanno imparato che devono avere paura e che, proprio per questo, sono capaci di stimolare la loro curiosità, quella stessa alla base di qualsiasi “alta” conquista culturale. Ci capita spesso di organizzare attività per bambini che hanno come oggetto proprio cosa la scienza sa della possibilità che vi siano altre forme di vita nel Cosmo ed è sempre bello vedere le interazioni tra astronomi e bimbi! Da professionisti, noi ci divertiamo davvero molto; il nostro pubblico, invece, oltre a farsi un bel po’ di risate, scopre che mentre dei mostri e dei fantasmi si può solo continuare ad avere paura, degli alieni si può parlare anche in modo diverso.

Si tratta sempre di una scoperta graduale: si inizia con il comprendere come la gravità non è solo quella forza che consente anche agli australiani di stare ancorati al nostro pianeta senza cadere “verso il basso”, ma che da essa dipende pure l’altezza dei monti, delle piante, dei bambini e dei loro papà. Essa è anche responsabile della nostra forza muscolare perché, ad esempio, se fossimo sottoposti a una gravità superiore, faremmo molta più fatica finanche per salire lungo una scala, e di conseguenza avremmo bisogno di una muscolatura delle gambe molto più sviluppata. Seguendo questa linea di pensiero, i nostri astronomi in erba comprendono poi che quanto in lungo riusciamo a saltare, quanto in alto possiamo spingerci con il solo uso delle nostre gambe e quanto più alti potremmo diventare se solo fossimo su un pianeta con una forza di gravità minore di quella della Terra, sono domande alle quali si può rispondere solo conoscendo la massa e la densità del pianeta sul quale viviamo.

Una volta compresa questa piccola verità, il resto del gioco risulta ancora più chiaro: il colore della pelle di un alieno e la dimensione dei suoi occhi dipenderanno dalla temperatura e dalla luminosità della stella attorno alla quale ruota il pianeta sul quale lui vive, mentre per capire se il suo corpo sarà glabro o interamente ricoperto di peli, bisognerà innanzitutto misurare la distanza tra il suo pianeta e la stella che lo illumina e scalda. Se poi vorremo capire quanto intelligente possa essere il nostro ET, dovremo chiederci quanto grande è la sua scatola cranica e quante dita possiede in ogni mano, sempre che ne abbia! E se tra quelle dita ve ne sarà anche una come il nostro pollice capace di “pinzare” gli oggetti, il gioco sarà fatto: il nostro alieno avrà ottime possibilità di essere intelligente tanto quanto una maestra!

Queste semplici considerazioni possono essere ben recepite dal giovanissimo pubblico che impara così a guardare l’Universo come una specie di grande gioco in cui l’aspetto da assegnare a un extraterrestre, se mai dovessero esservene da qualche parte nel cosmo, non dipenderà più da quanto dovrà essere mostruoso così da farci paura, ma solo da come sono fatti il pianeta sul quale lui è nato e cresciuto e la stella attorno alla quale esso ruota.

Con queste attività noi astronomi non facciamo altro che spiegare a bimbi l’esistenza di nuovi “cortili” nei quali giocare: quelli delimitati dalle regole imposte dalla natura alla quale tutti, ma proprio tutti nell’Universo – belli, brutti, alti, bassi, grossi e magri – apparteniamo.

Descrizione dell’attività

I bambini assembleranno il possibile corpo di un alieno con i pezzi che gli verranno dati dall’astronomo, ritagliandoli. Prima di farlo, dovranno immaginare come è il pianeta sul quale il loro alieno vive, rispondendo alle seguenti domande:

  1. La forza di gravità sulla superficie del pianeta è maggiore o minore di quella qui sulla Terra? E quindi l’alieno sarà basso, robusto, tozzo e con le gambe corte o magro, alto e con le gambe lunghe?
  2. Quel pianeta è vicino o lontano dal suo Sole? Da questo dipende quanta luce e calore il pianeta riceve: tanta luce e molto calore se è vicino, poca luce e calore se è lontano. A seconda della quantità di luce che arriva sul pianeta, come saranno gli occhi dell’alieno: grandi o piccoli? Dopo che avranno scelto se il loro pianeta è vicino o lontano dal suo Sole, dovranno dire se lì fa caldo o freddo? E, di conseguenza, se l’alieno sarà peloso o glabro.
  3. Come immaginano l’alieno: molto o poco intelligente? In base alla sua intelligenza, avrà una scatola cranica grande o piccola? E come saranno le sue mani: con o senza dita? Con un pollice che permette di pinzare gli oggetti o senza? Avrà dita o tentacoli?

Gli studenti costruiranno il loro alieno su un foglio, ritagliando le immagini da noi fornite e incollando i vari pezzi su un foglio bianco, scrivendo in un angolo del foglio le loro risposte alle domande riportate sopra. Al termine disegneranno anche il pianeta che hanno immaginato.

Alternativamente, immagineremo un pianeta e costruiremo tutti insieme un alieno attaccando i pezzi su un tabellone.

Elena Zucca in compagnia di un alieno.

Gli studenti che desiderano cimentarsi nell’identikit di un alieno al di fuori di questa lezione/laboratorio, possono spedire una foto del loro prodotto a sandro.bardelli@inaf.it. In alternativa, potranno inviare una busta con il loro alieno all’INAF Osservatorio di astrofisica e scienza dello spazio, in via Gobetti 93, all’attenzione di Sandro Bardelli. Riceveranno in risposta il giudizio di un astronomo!

 Destinatari

Rivolto ai bambini degli ultimi anni della scuola primaria, ma può essere adattato anche ai bambini delle prime classi della primaria e a quelli del primo anno della scuola secondaria di primo grado.

Massimo 25 partecipanti per volta.

Referenti

Sandro Bardelli, Elena Zucca